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Biografilm 2023-Intervista a Massimo Mezzetti

di Luigi Ercolani


Nel 2022 è andata in scena la diciottesima edizione del Biografilm. Com'è stato gestire la “maggiore età” del Festival?


Ho iniziato quest'esperienza lo scorso anno, dopo averne fatte tante altre di carattere istituzionale. Ci tengo a precisare che questa in Biografilm è una direzione generale del festival, non artistica. La direzione di un festival era una cosa che mi mancava, e mi piace molto, perché comunque devi avere una visione a 360°, che va dall'organizzazione complessiva del festival al costruire e coltivare la rete delle relazioni con soggetti di vario tipo e provenienza, fino a seguire la programmazione. È un osservatorio molto interessante.

Questa diciannovesima edizione è un po' la prova generale di quello che sarà la ventesima, ovvero la prossima, che sarà una edizione in cui cercheremo di innovare ancora. Mentre l'anno passato compievamo la maggiore età, direi che quella di quest'anno è proprio l'edizione della maturità, perché giunge per certi versi allo zenit un lavoro che si è sedimentato negli anni, ancora prima che io arrivassi, e che vede il Biografilm essere un festival, ma non più soltanto festival.

Biografilm ormai è un contenitore, dentro al quale ci sono tante attività che vivono tutto l'anno, e che poi trovano approdo nel festival. Penso a tutta l'attività formativa nelle scuole, nelle carceri, nei luoghi della sofferenza come gli ospedali, la Biografilm Academy inaugurata quest'anno per i giovani che vogliono diventare operatori e organizzatori di festival di cinema.

Tutte queste attività approdano nel festival perché nei percorsi nelle scuole si sono formate, nel percorso didattico, anche giurie di giovani studenti o di giovani detenuti, le cui scelte verranno portate all'interno del festival stesso: parteciperanno, e premieranno i film che hanno scelto, con le loro motivazioni.

Tutto questo è il portato della capacità di costruire una rete di relazioni con soggetti culturali, sociali, istituzionali: nell'epoca in cui tutti parlano della necessità di fare rete, fare squadra, e poi spesso si chiudono in sé, nelle loro invidie, nelle competizioni interne, noi siamo riusciti ad essere polmoni di questa rete di relazioni che sono rappresentate da decine e decine di associazioni, gruppi, comitati, con il quale lavoriamo e portiamo avanti questo lavoro. Un lavoro che è molto affascinante: io ho lavorato per tanti anni sul versante politico-istituzionale cercando di coltivare questo tratto, ed oggi mi trovo a portare quell'esperienza sul versante professionale.

Qual è la filosofia che muove il Biografilm? Che cosa si propone di raccontare?

Come dissi l'anno scorso quando quando mi presentai, il Biografilm deve essere sempre di più un festival “partigiano”. Non nel senso politico, ovviamente, ma come festival “di parte”, che sta dalla parte dei diritti dei più deboli, dei diritti colpiti o soppressi. Ad esempio quelli delle donne in Iran o in Algeria, ovunque, visto che quest'anno il tema “donne, diritti e libertà” è un tema centrale che attraverserà il festival, così come lo sarà quello della ricerca della verità su stragi come quella di Ustica, o della libertà di parola con Julian Assange, o il cambiamento nel mondo del lavoro e i diritti dei lavoratori.

Il tema orizzontale di tutto il festival sarà quello dell’identità. La questione dell’identità vista dai film di Biografilm 2023. Si è preso spunto dal documentario “Essere e avere” del 2002 di Nicolas Philibert, che alla Berlinale 2023 ha vinto l'Orso d'Oro con “Sur l'adamant”, con quest'ultimo che sarà proprio il film di apertura del festival, in anteprima nazionale.

“Essere e avere”, tratta i due temi che fondamentalmente formano l'identità di ciascuno di noi, ossia il chi siamo e il che cosa abbiamo, non solo in termini materiali, ma anche in termini immateriali. In questo documentario si affrontava il tema del ruolo dell'insegnante, che tocca la formazione dei giovani, un altro tema centrale.

Oggi i soggetti che oggi sono più esposti ad una crisi di identità sono quelli che vivono sulla loro pelle le diseguaglianze, le ingiustizie sociali, l’emarginazione sociale e civile. Noi affrontiamo questi temi attraverso la storia di vita di singole persone che o si emancipano in un percorso di vita o che concorrono a fare la storia delle loro comunità.


Il Biografilm è un festival con lo sguardo internazionale e i piedi in Emilia-Romagna, o il contrario?

Il Biografilm è indubbiamente un festival internazionale, che va oltre i confini geografici e di genere, di formato, ma ovviamente lo fa partendo da un nostro portato culturale che ha i piedi piantati in Italia ed in Emilia-Romagna. Guardiamo oltre confine ma, come sempre avviene, partendo da quello che è il nostro osservatorio, e anzi, c'è una forte relazione, un forte dialogo tra il proprio territorio e i temi internazionale. Basta guardare alla enorme questione della crisi climatica, impossibile da affrontare solo dentro i propri confini.

La democrazia è complessità, ed il rifiuto della complessità porta anche, inevitabilmente, al rifiuto della democrazia e della libertà, e questa complessità si arricchisce di quella che è una capacità di sguardo e di visione internazionale. I problemi oggi si affrontano non chiusi dentro le nostre mura, ma insieme, uniti. Qui torna il tema dell'essere e avere: quando dico “insieme” intendo non solo “insieme” dentro i confini della nostra città o della nostra comunità, ma anche nella capacità di relazionarci e di confrontarci con quello che è il mondo e i cittadini del mondo.



Che tipo di impatto ha il Biografilm in Emilia-Romagna?

Il Biografilm da qualche anno è riconosciuto come uno dei principali festival europei. È diventato un punto di riferimento internazionale non solo per quella che è l'offerta di film, documentari o fiction, presente, ma anche per quello che ad esempio sono diventate le giornate industry, quelle dedicate al mercato. Questo sarà il decimo anno, l'iniziativa è cresciuta molto: ci sono venti sessioni in cui vengono proposti progetti e sviluppo alle produzioni, e nel 2023 abbiamo introdotto anche quelli che prendono spunto da libri, e i produttori nazionali e internazionali li vedono e decidono se acquistarli.

In termini qualitativi, i film che proponiamo nel festival sono tutti anteprime nazionali, più altre fuori concorso, che provengono da vittorie di premi internazionali o che, altrettanto spesso, ricevono premi prestigiosi dopo essere usciti dal Biografilm. Per quanto riguarda la quantità, tra concorso e fuori concorso quest'anno i film in programma sono ottantatré, per dieci giorni belli ricchi.


L'anno passato il Biografilm ha avuto uno spettro ampio, da un film candidato agli Oscar come Elvis a Fortuna Granda, incentrato sulle valli di Comacchio. Come si riesce a coprire un complesso tanto eterogeneo di produzioni?

Noi abbiamo un ufficio programmazione dove ci sono più profili: di genere, anagrafico, nazionale ed internazionale. Iniziano il loro di visione già da novembre, e tra proposte ricevute e ricerche sono visionati qualcosa come seicento film.

Occorrono anche un certo occhio e orecchio per quelli che possono essere i film che in un secondo tempo avranno successo, e poi naturalmente la capacità di relazione, di rapporti, che bisogna avere con le produzioni, con i registi di carattere internazionale. È un po' un calciomercato: c'è chi che vuole andare a Roma, a Venezia, e tu devi riuscire convincerli a venire da noi. È una trattativa che spesso va in porto positivamente, ma altrettanto spesso non riusciamo a compere con quelli che possono essere i più grandi richiami degli altri festival già menzionati.


La scorsa edizione ha visto anche film che parlavano di cinema, una tendenza che si è fatta sempre più frequente. Il metacinema può aiutare a capire il cinema?

Io penso sicuramente di sì. Mi viene in mente il più grande genio che parlava di cinema, e di sé, attraverso i suoi film, ossia Federico Fellini, che ha aiutato ad aprire sguardi diversi, nuovi, su quello che era il cinema e il lavoro del cinema.

Indubbiamente questi film aiutano, soprattutto i più giovani che possono avere una visione più approfondita, specie nell'era delle grandi piattaforme. Che sono un'opportunità in più, perché può crescere il pubblico competente ed educato alla visione dei film, ma pensare che diventi sostitutiva... Il fascino e la suggestione di vedere un film in sala non ha pari, e permette di riconoscere maggiormente il lavoro e la fatica che c'è dietro alla produzione di un film.


Al Biografilm c'è stato spesso spazio anche per il racconto di territori martoriati da conflitti. In che modo il cinema può aiutare a rendere meno assuefatti ad un certo genere di notizie drammatiche?

I conflitti fanno parte di quella politica estera a cui l'Italia non è mai stata particolarmente avvezza, tanto che essa è sempre relegata nelle pagine interne dei giornali se non per grandi cose, mentre se leggi un giornale straniero metà della prima pagina è fatta da politica estera, prima che di quella nazionale. Le riviste che si occupano di questo sono poi di nicchia, come ad esempio Internazionale o Limes.

Ecco, credo che il linguaggio cinematografico, essendo un linguaggio più immediato, più veloce, possa aiutare, facendo avvicinare a tali problematiche. Certo non deve indottrinare, semmai invitare e sollecitare alla riflessione e spingere alla curiosità di approfondire temi, di conoscere di più.

Può inoltre aiutare a non far dimenticare certe tematiche, ed infatti una delle questioni centrali del Biografilm di quest'anno sarà proprio quella della memoria, non solo della Seconda Guerra Mondiale, ma anche di conflitti e fatti più vicini a noi nel tempo.

Penso, tutto sommato, che chi fa cultura debba stimolare alla curiosità, e che questo sia il primo passo per lo studio, l'approfondimento, la conoscenza, che ci rendono più maturi e più consapevoli del mondo in cui viviamo.




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