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Contaminazioni: un viaggio nell'arte di Giulio Pedaci

Aggiornamento: 6 dic 2023

È fine marzo, quando in occasione della rassegna Passione in Musica ospitata al Teatro Mazzacorati 1763 di Bologna, Giulio Pedaci presenta la sua ultima mostra Contaminazioni: un percorso immersivo e contemporaneo che unisce la scultura dei grandi artisti del passato all’arte digitale. «Sono laureato in pittura all’accademia delle Belle Arti di Bologna» ci racconta Giulio «e ho sempre dipinto "analogicamente". Col passare del tempo mi sono avvicinato alla pittura digitale sperimentando varie tecniche, fino a idearne una che soddisfacesse appieno le mie esigenze comunicative: si potrebbe dire che “scolpisco digitalmente” al computer».


La mostra nasce dall’esigenza di condannare ciò che affligge l’umanità contemporanea. «Ho deciso di unire mondi all'apparenza molto distanti, arte e tecnologia, per cercare di far giungere alle persone la mia voce su questi delicati temi con i mezzi a me più consoni».

"L'amore sbagliato" di Giulio Pedaci

Un esempio è il dipinto intitolato "L’amore sbagliato" esposto alla mostra e ispirato all'opera del Bernini "Il ratto di Proserpina". «Il messaggio che voglio inviare con la mia narrazione pittorica nasce dal mio orrore nei confronti del femminicidio: una donna che si innamora della persona che diventerà poi il suo carnefice e un uomo che confonde il possesso con l'amore».

Il taglio ravvicinato dell’immagine e la differenza tonale delle due figure, rafforzano la comunicazione: «mentre Plutone ha la pelle color marmo e l'avvinghia in questo suo abbraccio malato, la donna è viva, è color carne e cerca di sfuggire inutilmente alla presa implacabile dell'uomo dal cuore di pietra». Tutto ciò che si vede sulla tela è digitale, compreso lo sfondo realizzato da Chiara Focacci, moglie dell’artista.


Ogni immagine è stampata in FineArt ad altissima definizione su carta pregiata e certificata, è montata su pannelli in composito in alluminio ed è accompagnata da uno o più QRcode. «Le immagini devono essere ascoltate per essere veramente viste: inquadrando con il cellulare i QRcode e con l'ausilio di auricolari, si potranno ascoltare le musiche che mi hanno ispirato nella composizione di ogni quadro, si potranno leggere testi, visualizzare video che sveleranno come nascono i dipinti e molto altro. Ho cercato di far sì che lo spettatore possa volgere lo sguardo al di là di quello che è evidente: tutto questo per comprendere al meglio il messaggio profondo dell’opera che si ha davanti».


Prossimamente la mostra sarà visibile al Teatro Coccia di Novara, «magari un giorno non troppo lontano tornerà a Bologna» ci dice Giulio fiducioso.

Eleonora Poli

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