LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI di Paolo Giordano


LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI di Paolo Giordano

di Matteo Lolli


Gli anni del liceo erano stati una ferita aperta, che a Mattia e Alice era sembrata così profonda da non potersi mai rimarginare. C’erano passati attraverso in apnea, lui rifiutando il mondo e lei sentendosi rifiutata dal mondo, e si erano accorti che non faceva poi una gran differenza. Si erano costruiti un’amicizia difettosa e asimmetrica, fatta di lunghe assenze e di molto silenzio, uno spazio vuoto e pulito in cui entrambi potevano tornare a respirare, quando le pareti della scuola si facevano troppo vicine per ignorare il senso di soffocamento.


Quando pubblica il suo primo romanzo all’inizio del 2008, il torinese Paolo Giordano ha appena compiuto 25 anni. E peraltro non ha nemmeno una formazione umanistica, ma è fresco di laurea in fisica teorica all’università di Torino, sua città natale.

Eppure, il suo esordio è folgorante: La solitudine dei numeri primi vince il Premio Strega e il Premio Campiello Opera Prima, risulta in Italia il libro più venduto del 2008, viene inserito nella collana dei bestsellers della Mondadori e tradotto in più di quaranta lingue. Un caso letterario, dunque. Un inaspettato prodigio d’invenzione.


Quali sono, viene inevitabilmente da chiedersi a questo punto, gli ingredienti segreti di questo romanzo di enorme successo?

La narrazione ruota intorno alle dolorose vicende di Alice e Mattia, due ragazzi coetanei ed appartenenti alla media borghesia torinese (anche se la città non è mai esplicitamente menzionata) le cui vite già dall’infanzia vengono dolorosamente marchiate a fuoco da due diversi episodi traumatici, il cui esito è però lo stesso: spingere i due protagonisti, da ben prima che i loro percorsi si intreccino, ad un radicale e sofferto contrasto con quanto li circonda (la famiglia, i coetanei, il mondo esterno in generale). Quando si incontrano in età liceale Alice e Mattia si scoprono simili nelle loro difficoltà, ma allo stesso tempo divisi ed incapaci di toccarsi davvero pur sfiorandosi continuamente: proprio come, in matematica, accade ai “numeri primi gemelli”, isolati ed irraggiungibili ma tra loro massimamente vicini, eppure separati da un solo insormontabile numero pari.


La regia di Giordano stupisce soprattutto per la grande sensibilità, per la finezza psicologica con cui riesce ad affrontare temi estremamente delicati quali la solitudine, la difficoltà del rapporto con i propri pari, l’autolesionismo, i disturbi alimentari, la chiusura in se stessi, l’incomunicabilità. Lo scrittore accompagna Alice e Mattia dall’adolescenza, età “difficile” per eccellenza, fino alla vita adulta, seguendo i contorni di un rapporto complesso e controverso ma autentico e profondamente umano; il tutto con tatto e delicatezza, senza far mancare il gusto della narrazione e dei colpi di scena per una vicenda che risulta, in fin dei conti, commovente e coinvolgente insieme.

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