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C'era una volta in Italia-Giacarta sta arrivando

di Luigi Ercolani


“Ja viene Djakarta”. La mano anonima che nel 1973, in occasione del golpe di Pinochet, vergò questa frase su un muro cileno sicuramente non sapeva che il suo moto di protesta sarebbe rimasto nella storia, rappresentando una sintesi cesellata alla perfezione dello spontaneo sentimento che prende tutti coloro che vedono una potenza esterna influenzare le sorti del proprio Paese, estendere le proprie spire sin dentro i meandri della propria nazione per dirigerne l'orientamento, favorevole ovviamente alla potenza in questione.

La quale poi non è “una” potenza, ma “la” potenza per eccellenza. Ovvero gli Stati Uniti, che, per tornare alla summenzionata scritta, tra il 1965 e il 1966 ebbero un ruolo diretto nella caccia e nei massacri perpetrati ai comunisti indonesiani, violenze che in Occidente (sempre che tale espressione abbia mai avuto un senso, non indicando semplicemente USA e relative aree più o meno controllate) sono largamente misconosciute.

Tutto questo in apparenza potrebbe suonare non attinente con “C'era una volta in Italia”, film che tratta della sanità pubblica nostrana. Grattando la superficie è invece tuttavia possibile vedere come in realtà i punti di contatto siano numerosi, e derivino direttamente da una visione neoliberista, proveniente dagli anni Ottanta di Ronald Reagan e Margareth Thatcher ed ideologicamente contraria a qualsiasi intervento dello Stato nel discorso pubblico.

Applicata indiscriminatamente, tale visione sistemica ha finito per colpire i bisogni di piccole comunità locali che non potevano difendersi se non forzando gli abitanti in grado di farlo ad emigrare verso territori più favorevoli, abbandonando gli altri al proprio destino. Quello che i registi Federico Greco e Mirko Melchiorre hanno messo insieme è, in questo senso, un racconto senza sconti, dal quale si evince in maniera evidente come non esista un autentico libero mercato, perché “il libero mercato” in realtà di fatto avvantaggia i potenti, che non di rado hanno interessi in settori che, lasciati alla “Mano Invisibile” teorizzata da Smith, diventano strategici, come appunto quello legato alla salute.

Con dovizia di particolari, in C'era una volta in Italia la coppia di registi disegna un quadro storico incontrovertibile, che parte dall'istituzione del Sistema Sanitario Nazionale nel 1978 (anno di grandi cambiamenti e grandi drammi, per il nostro Paese) e arriva fino ai giorni nostri. L'obiettivo non è tanto una critica sociale fine a sé stessa, quanto piuttosto un appello alle coscienze, un richiamo alla cittadinanza italiana affinché essa prenda consapevolezza di quanto la situazione sociale, negli ultimi trent'anni, sia ampiamente decaduta.

Sbaglierebbe, però, chi pensasse che si tratta di un pamphlet politico difficile da digerire a causa delle sue tematiche. Questo lungometraggio, infatti, non segue canoni preimpostati, tipici peraltro di quella “industria culturale” teorizzata dalla Horkeimer e Adorno nel loro saggio Dialettica dell'Illuminismo. Esattamente come successo in PIIGS (2017), il loro lavoro precedente, Greco e Melchiorre infatti alternano interviste, disegni animati, spezzoni di programmi televisivi, video amatoriali e scene recitate, che compongono una narrazione scorrevole e variegata, il cui tocco personale tipico dell'artista finisce per mettere maggiormente in risalto l'argomento preso in esame.

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