DALL'ORGANIZZAZIONE INFERMIERISTICA A CAVALIERE DELLA REPUBBLICA

Aggiornamento: lug 26

Intervista a Maria Cristina Pirazzini - Presidente del Circolo Ravone APS ASD

Quarto Inferiore è una piccola frazione del Comune di Granarolo appena fuori il quartiere San Donato. L’incontro è alla gelateria del paese, sopra la quale Maria Cristina Pirazzini vive. Il motivo per cui ci troviamo alle 18 di una domenica di luglio è legato a una data in particolare, un anno che ha segnato il mondo.

Marzo 2020, Azienda USL di Bologna. Maria Cristina, infermiera da 42 anni, è pronta a andare in pensione. Sta smaltendo le ultime settimane di ferie quando scoppia la pandemia globale dovuta al Covid-19. Il direttore mi ha chiesto se potevo restare e così ho fatto racconta Cristina mi sono reinventata. Buona parte dei miei anni di servizio li ho passati come responsabile infermieristica, occupandomi principalmente di organizzazione, ma in questa emergenza servivamo tutti. Se fosse stato possibile, saremmo tornati tutti a lavorare. C'era bisogno di infermieri, nessuno era preparato a affrontare un periodo simile.



Qual è stato il tuo incarico durante i primi mesi di pandemia?


Servivano tamponi e l'unico modo per farli era andare direttamente a casa di chi li richiedeva. Ancora non si sapeva come il virus si diffondeva e era meglio essere il più prudenti possibile. Alla minima presenza di sintomi era quasi obbligatorio restare chiusi in casa. Io e le mie colleghe eravamo divise in squadre per raggiungere più facilmente le abitazioni di tutta Bologna e provincia. In più, dato che gli ambulatori territoriali erano chiusi, abbiamo chiesto una mano agli specialisti, per lo più otorini, per riuscire a fare più tamponi.

Abbiamo visto situazioni quasi incredibili come di persone lasciate in quarantena in soffitta a causa dei pochi spazi abitabili. Siamo stati nelle RSA, nelle caserme e nei primi covid hotel istituiti in città dove venivano ricoverati i positivi asintomatici, nel tentativo di alleggerire il peso dagli ospedali. È stato un momento di grande collaborazione. Ricordo un ragazzo che era risultato positivo in aeroporto, poco prima di prendere un volo. Non aveva nulla con sé, giusto i documenti. Nei supermercati non era possibile acquistare altro che non fossero generi alimentari ma quel ragazzo aveva bisogno almeno di un cambio. Ho parlato con le forze dell'ordine all'ingresso e con il direttore del negozio che, compresa la situazione, è stato comprensivo e ci ha aiutato.



Sei anche presidente del Circolo Aziendale Ravone; cos'ha fatto il circolo in questo periodo?


Il Circolo Ravone nasce nel 1965 e inizialmente era solo un bar, ma allo stesso tempo era molto di più. Si vendeva tutto quello che potesse essere utile ai dipendenti, per esempio, avevamo una scorta di calze per le infermiere. C’era anche una piccola saletta con un televisore, a inizio anni ’90 mi ricordo che ci ritrovavamo tutti lì a vedere Alberto Tomba pronto a scendere dai box. Anche durante questo periodo di pandemia il bar è stato un punto centrale per la struttura. Grazie alla collaborazione dei baristi siamo riusciti a tenere aperto e a continuare a servire caffè e colazioni attraverso il plexiglass e dietro le mascherine. Non ricordo se il bar del piano atrio fosse aperto ma è sicuro che il bar del nostro circolo è stato un punto di riferimento anche in un momento così difficile. Qualche volta siamo anche riusciti a portare colazioni nei reparti accessibili, per evitare di far scendere il personale in turno che avrebbero dovuto cambiare camice, mascherina e tutto quanto.



Finita l’emergenza hai ricevuto una telefonata dalla segretaria della Direzione Infermieristica e successivamente dalla Prefettura che ti informava della nomina di Cavaliere della Repubblica. Te lo aspettavi?


Assolutamente no. Ho fatto quello che probabilmente avrebbe fatto chiunque. Dopotutto si trattava di rimandare la mia pensione di qualche mese per essere d’aiuto e alleggerire il lavoro di chi era in prima linea. Forse il motivo per cui ho ricevuto questo merito è stato l’incarico diverso rispetto a quello che rivestivo prima.

La nomina a Cavaliere è stata una sorpresa per me ma anche per tutti gli altri, in totale il giorno 29 giugno eravamo 19 sanitari tra cui la coordinatrice del carcere, un’ostetrica, una collega che ha seguito la parte dell’igiene ospedaliera per far sì che ci fossero sempre abbastanza camici e mascherine. Insieme a noi hanno premiato anche Gaetano Curreri, frontman degli Stadio, per un’esibizione di beneficenza che aveva fatto dal tetto del Sant’Orsola intorno a marzo-aprile scorsi.

La cerimonia è avvenuta quasi un anno dopo, il 29 giugno, al padiglione di Bologna Fiera dove hanno iniziato a fare i primi vaccini. Erano presenti i direttori generali dell’AUSL di Bologna, Paolo Bordon, e del Sant’Orsola, Chiara Gibertoni, il prefetto di Bologna Francesca Ferrandino e il presidente della regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. È stato emozionante, venivamo chiamati uno per uno dallo speaker e, accompagnati dal sindaco del nostro comune, abbiamo ricevuto l’attestato di Cavaliere della Repubblica.


Adesso di cosa ti occupi?


Sono in pensione da agosto scorso ma, essendo presidente del Circolo Ravone non mi sono mai fermata, e da settembre avremmo con noi un operatore del servizio civile. Il Circolo conta più di 900 soci tra dipendenti, pensionati e persone interessate alle attività organizzate come le escursioni, le attività sportive, gli eventi culturali e i viaggi . Vogliamo tenere il circolo il più attivo possibile e, grazie all’aiuto di questo ragazzo, proveremo a posizionarci sui social media. Cambieremo veste al sito web, provando a “svecchiarlo” e a aggiornarlo con contenuti sempre nuovi.

Ci piacerebbe portare avanti anche il progetto della biblioteca che gestiamo da circa 12 anni all’interno del Maggiore e che attualmente, dopo aver cambiato diverse location, è collocata all’interno dell’ex biblioteca scientifica dell’Ospedale . Ora la biblioteca oltre alle riviste storiche nella parte posteriore, ospita nella parte anteriore anche i nostri libri. Vorremmo ricominciare a portare i nostri titoli oltre che nei reparti anche fuori dall’ospedale. Una biblioteca itinerante nei vari ospedali e servizi territoriale dell’azienda USL di Bologna.

Questo è un periodo giusto per progettare e pianificare in attesa di quando si potrà ripartire a pieno regime. Per esempio, facendo anche parte dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Bologna, nell’ultimo periodo, ci stiamo occupando di riallestire il vecchio museo degli infermieri ormai chiuso da 17 anni. Ci sono lettini e divise d’epoca, ma anche siringhe di vetro o respiratori ancora manuali, reperti che vanno dalla seconda guerra mondiale alla Strage di Bologna. Contiamo di inaugurare a ottobre, nel frattempo continuiamo a scrivere bandi e ideare iniziative sempre nuove.


Bologna, 6 luglio 2021

Eleonora Poli





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