MESTRUAZIONI ALL’INFERNO: I RACCONTI DELLE DONNE RINCHIUSE NEI CAMPI

Tutti conoscono le condizioni di vita abominevoli in cui vivevano i deportati nei campi di concentramento. Ma per quanto si possano consultare libri di testo o diari, la testimonianza diretta dei sopravvissuti ha tutto un altro peso. Nel 2019 la storica britannica Jo-Ann Owusu ha pubblicato un articolo su come un evento fisiologico e naturale come le mestruazioni venissero trattate nei lager.


L’arrivo delle mestruazioni nelle donne è sinonimo di crescita, con l’arrivo del primo ciclo la donna diventa fertile e più matura. I primi metodi per contenere le perdite di sangue risalgono all’antichità dove dei pezzetti di legno venivano avvolti da bende e sistemati sotto lo slip per contenere il più possibile il flusso di sangue. Con il tempo, l’innovazione ha introdotto nuovi metodi come i più moderni assorbenti da un’idea di Benjamin Franklin utilizzata per fermare i sanguinamenti degli uomini in guerra. Ma in una condizione in cui si arriva a perdere anche il nome, era possibile trovare un assorbente?


giornata della memoria
un soldato tedesco mentre "controlla" una donna

Le donne rinchiuse nei campi di concentramento cercavano di arrangiarsi il più possibile per contenere il ciclo con stracci o lenzuola nascoste gelosamente sotto i letti. L’unico vantaggio forse era riuscire a evitare lo stupro e gli esperimenti dei medici. I soldati tedeschi non sopportavano la vista del sangue dalle donne prigioniere e, inorriditi, le lasciavano stare.


«Lucille Eichengreen, una giovane ebrea tedesca prigioniera, ha raccontato nel suo memoir che durante il periodo a Neuengamme tra il 1944 e il 1945 aveva trovato una sciarpa: sperava di poterla usare per coprire la testa. Ma sapeva che la sciarpa era un capo proibito nei campi, così, per nasconderla, se la mise tra le gambe. Quando una guardia tedesca provò a violentarla, trovò la sciarpa e penso fosse una protezione per le mestruazioni. La lasciò andare urlando “Lurida puttana! Stai sanguinando!” come se fossero le mestruazioni la cosa di cui vergognarsi, e non lo stupro»

La ricerca della studiosa ha messo in evidenza il racconto diretto di donne prigioniere per affrontare l’argomento anche da un punto psicologico. Nelle ricerche storiche sulla Shoah le mestruazioni sono spesso affrontate dal punto di vista medico riguardo le sterilizzazioni o l’amenorrea (ovvero l’assenza del ciclo). Il pensiero delle mestruazioni si somma poi alla rasatura, alla malnutrizione, all’igiene scarsa e alle violenze ripetute.


Il trauma delle mestruazioni negate portò a moltissimi casi di infertilità, una maledizione voluta. Una privazione che nessuna donna dovrebbe subire senza il proprio consenso.

Eleonora Poli

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