CARNEVALE ’22: COS’ È IL MARTEDÌ GRASSO

A Carnevale, ogni scherzo vale si sente dire tra le strade invase dalle maschere più variopinte, nelle ultime giornate di febbraio. Piume, colori, coriandoli lanciati da ogni balcone dalle piccole manine dei bambini travestiti da principesse o pirati.


Nato dalle celebrazioni dionisiache greche in cui il dio del vino e dei misteri, Dioniso, veniva onorato con canti e balli in maschera, al limite della goliardia, il Carnevale è sopravvissuto fino ai nostri tempi subendo varie trasformazioni. Purificatosi negli anni, fino a diventare una festività prettamente per bambini, il periodo che va dal giorno dopo il battesimo del Signore al mercoledì delle ceneri, ha acquisito sempre più un significato tutto cristiano.


Battezzato come espressione di gioia, da Papa Benedetto XVI, il periodo del Carnevale ha mantenuto la sua natura goliardica diluita ora in sfilate di carri e parate di maschere, sottolineando il valore cristiano di umanità.


Dipendendo dalla Pasqua, le date del Carnevale non hanno cadenza fissa, ma variano dal 9 febbraio al 3 marzo. Ciò che invece è sicura è l’ultima settimana della festività, che, indipendente dalle date, prende il nome di settimana grassa, dal giovedì al martedì. La tradizione infatti vede protagonisti di questi giorni tutti quei cibi che non potevano essere consumati durante la quaresima, come ad esempio la carne e i cibi considerati più grassi.


Negli anni la consuetudine di rispettare i giorni di quaresima si è un po’ persa lasciando delle regole imposte a inizio secolo solo qualche ricordo. Di Carnevale sono sopravvissute le svariate versioni dei dolci: dalle castagnole, alle chiacchiere, alle tagliatelle fritte, nelle sfaccettature regionali.


Tutto il mondo festeggia questo giorno a modo suo, ricollegandolo a tradizioni via via sempre più lontane dalla religione. In Inghilterra ad esempio la giornata del Shrove Tuesday si sovrappone alla giornata dei pancake. La leggenda del XV secolo, infatti, vede la nascita delle tipiche frittelline dolci proprio il martedì grasso, quando una signora, in ritardo per la messa, ha preparato questo nuovo dolce mentre camminava verso la chiesa. È diventato dunque tradizione, ogni martedì grasso, organizzare una gara di giro al pancake dove è obbligatorio percorrere un sentiero facendo roteare tre volte un pancake nella padella senza farlo cadere.

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la sfilata dei Carri Allegorici di Viareggio


Nel nostro Bel Paese da ricordare sono sicuramente le parate di carri allegorici e le maschere tradizionali.


Il Carnevale più antico d’Italia è senza dubbio alcuno Venezia, risalente al 1200, istituito direttamente dal Senato come giorno festivo precedente al mercoledì delle ceneri. A metà ‘500 invece risale un evento particolare diventato poi tradizione. Un giovane acrobata riuscì, aiutato da un bilanciere, a raggiungere la cella campanaria di San Marco su una lunga corda che partiva da una barca ancora al molo. Durante il percorso raggiunse la balconata del Doge al Palazzo Ducale per porgergli i suoi omaggi. Lo straordinario successo dell’impresa convinse il Doge a istituirlo ufficialmente ogni anno ribattezzandolo il Volo dell’Angelo.


Un po’ più giovane di un paio di secoli è, invece, il Carnevale di Cento, nel ferrarese, illustrato negli affreschi di Guercino intorno al 1600. Il gemellaggio negli anni ’90 con il Carnevale di Rio in Brasile ha reso l’evento folkloristico importante a livello mondiale: le maschere vincenti di Cento sfilavano direttamente a Rio insieme a personaggi influenti del mondo dello spettacolo.


Ultimo, ma non meno importante, è il Carnevale di Viareggio che ogni anno inonda le strade di creazioni di cartapesta affrontando temi che hanno interessato la contemporaneità culturale e sociale. La città di Viareggio ha trasformato il Carnevale in una caratteristica propria, dedicando, anche archittetonicamente, una zona della città alla realizzazione di queste opere su ruote. La Cittadella è il parco tematico più grande d’Europa dedicato alle maschere.


Oltre alle sfilate però, come abbiamo accennato prima, il Carnevale è conosciuto anche per le sue maschere tradizionali. Celebri quelle figlie della commedia dell’arte del 700 proprie di varie regioni e città. Bergamasco è, ad esempio, Arlecchino, servo imbroglione con il suo caratteristico abito a losanghe; bolognese è Balanzone, serioso e presuntuoso; il famosissimo napoletano Pulcinella orami diventata figura di riferimento internazionale capace di unire al carattere del servo sciocco una buona dose di saggezza popolare. E poi ancora la veneziana Colombina, compagna di Arlecchino, il fiorentino Stenterello e Burlamacco tipico di Viareggio nonché maschera più giovane, nata nel 1930.

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Arlecchino e Colombina

In origine forgiate sulle stilizzazioni del volto del demonio, le maschere così come i carri e i travestimenti rappresentano in pieno il succo del Carnevale: una festività allegra e gioiosa in cui pensare meno a tutti gli altri giorni dell’anno.

Eleonora Poli

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