...che Dio perdona a tutti
- 9 mag
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Luigi Ercolani

È proprio il caso di dirlo: peccato. Peccato, perché le premesse erano davvero interessanti, e poteva emergere qualcosa di più della solita minestra. E invece, senza sorpresa, ecco la solita minestra.
L'incipit è di per sé non troppo innovativo: lui, agnostico, a causa della sua passione per i dolci conosce e si innamora di lei, cattolica devota. C'erano tuttavia le basi per rendere speziata la narrazione, con un amore reso difficoltoso dalla diversa prospettiva sull'aldilà.
Ciò avrebbe generato un dibattito circa le ragioni del credere e quelle del non credere, o del dubitare. Da queste si sarebbe potuto creare un conflitto che toccava la relazione, i valori, il futuro insieme.
Sarebbe potuto esserci tutto questo, sì. E ...che Dio perdona a tutti sarebbe potuto essere un film meno ridanciano, ma più autentico. Più film.
Invece, purtroppo, la fu iena Pif ha deciso di portare in scena il meglio del peggio che un certo approccio radical chic sa offrire. Non dicendo niente, e pure male.
Dei luoghi comuni che toccano la fede in questo preciso momento storico non manca all'appello nessuno. C'è lo scetticismo verso la preghiera se essa non viene esaudita.
C'è la differenza tra fede attuata e fede pregata. C'è la visione dei parrocchiani come gente che ti sorride davanti ma poi ti pugnala alle spalle.
C'è la sparata sul senso di colpa cristiano, concetto di cui in molti parlano avendone, invero, una contezza vaga e distorta. E c'è, a latere, il peana verso papa Francesco, nonostante il film sia stato girato a qualche mese dall'elezione di Leone XIV.
A tal proposito, va segnalata una singolare affermazione di Pif. In sede di intervista, l'attore-regista palermitano dice infatti: “In una visione può apparirti papa Francesco, non Ratzinger”, e questo perché il pontefice argentino era uno che “rompeva gli schemi”.
L'inciso appare di per sé involontariamente comico in quanto, in realtà, sono stati moltissimi i segni di rottura degli schemi anche da parte di Benedetto XVI. E resterebbero moltissimi anche se togliessimo dall'equazione le sue dimissioni del 2013.
Ecco, sarà anche uno che apprezza chi rompe gli schemi, ma nel proprio ultimo lavoro Pif ha invece dimostrato, purtroppo, di essersi tenuto fin troppo aderente ai cliché. Quasi volesse certificare alcune delle certezze che il proprio pubblico verosimilmente nutre.
Poi sì, ...che Dio perdona a tutti non è un tracollo su tutta la linea. Anzi, in larghi tratti è divertente, ed in diverse occasioni si presenta il momento per riflettere su quanto si sta vedendo.
Non va infatti negato che durante la storia sono presenti diversi stimoli che stuzzicano le celluline grige dello spettatore. Uno su tutti, quello in merito alla capacità del cattolicesimo di porre il bene di domani come contrappeso all'errore di oggi.
Peccato, però, che tutti questi momenti svaniscono nel momento in cui si presentano i summenzionati cliché. I quali sembrano hanno l'effetto di soffocare con la retorica qualsiasi input effettivamente coinvolgente.
...che Dio perdona a tutti è quindi, in fin dei conti, un'occasione persa. Non tanto per gli incassi, che per un film italiano sono stati rilevanti, ma per il valore dell'opera in sé, in relazione tanto ai temi che tratta quanto al modo in cui li tratta.
Peccato, come si diceva all'inizio, perché c'era assolutamente il potenziale per generare un dibattito pubblico ricco. Ma a questo punto viene spontaneo chiedersi se ab ovo ce ne sia mai stata l'intenzione.



