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Sacro Cuore-Il suo regno mai non avrà fine

  • 15 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

di Luigi Ercolani


Con l'espressione “pietà popolare” si intende quella serie di pratiche religiose che nascono spontaneamente dai fedeli, dai laici. Nella sua enciclica Evangelii Gaudium, papa Francesco invitava a non sottovalutarla, perché sarebbe come disconoscere l'opera dello Spirito Santo stesso.

Anzi, il pontefice argentino aggiungeva che va incoraggiata, rafforzata. In un'ottica di nuova evangelizzazione, infatti, essa ricopre un ruolo che ha molto da trasmettere.

Certamente il papa gesuita pensava soprattutto al Sud America, nel cui contesto è molto presente questo tipo di manifestazioni. Tuttavia, con sorpresa, di recente abbiamo potuto saggiare come esse siano possibili anche nell'Europa secolarizzata.

Anzi, non semplicemente in Europa. Proprio nella Francia che ha avviato e diffuso il paradigma laicista che ancora permea una larga fetta della parte Occidentale del continente.

Sacro Cuore è un docufilm che nasce con l'intenzione di celebrare i trecentocinquanta anni delle apparizioni del Sacro Cuore di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque. Un'opera ottima da un punto di vista scenografico, ma assai basica da un punto di vista dei contenuti narrativi.

Eppure, con molta sorpresa, in Francia questo lungometraggio al botteghino ha avuto un boom. E ciò è vero a tal punto che si sono messe di mezzo anche le istituzioni.

Da principio è stata attuata una vera e propria forma di censura. MediaTransports, l'ente che gestisce la pubblicità della mobilità pubblica parigina, lo scorso settembre ha infatti impedito di reclamizzare il film presso fermate del bus e dei treni.

La ragione era, pare, il carattere confessionale e proselita di Sacro Cuore, a dire dell'azienda non rispettoso della neutralità a cui sono tenuti enti statali e partecipate. Ma ciò suona come un pretesto.

Ancora peggio quanto accaduto poco tempo dopo. A novembre 2025, infatti, il sindaco di Marsiglia ha annullato la proiezione del docufilm presso il Chateau de la Buzine.

E questo nonostante il film avesse comunque attirato quattrocentomila spettatori nelle circa duecento sale in cui era proiettato. Ma anche qui, la giunta marsigliese ha tirato in ballo la laicità.

Ma forse, più che il tema religioso, ad aver spaventato il laicismo francese è stato proprio il contenuto del film stesso. Che si basa, più che sulla ricostruzione storica, sulle testimonianze.

Il tradizionalista padre Raffray, una coppia in crisi, una mancata promessa del calcio femminile, un ex-spacciatore, una rifugiata da El Salvador, un musicista franco-messicano. Tanti volti e voci che offrono il loro contributo per raccontare quanto siano stati toccati dalla devozione del Sacro Cuore.

Una devozione che si manifesta dal profondo, e che sembra poi quasi eruttare come un vulcano. Una devozione che si traduce in espressioni di gioia vissute insieme, collettivamente.

Ecco, forse è proprio per questo che Sacro Cuore è stato un film tanto osteggiato. Non per il suo carattere confessionale, ma a motivo del suo rappresentare una fede cattolica che non solo è viva, ma offre prospettive di vita comunitaria e di felicità in Cristo.

Una felicità data dalla consapevolezza, per usare le parole di Benedetto XVI, che chi crede non è mai solo. E che Cristo accompagna, sorregge e guarisce nell'ora della prova.

E allora è possibile che in tempi di incertezza e rassegnazione, il boom di Sacro Cuore abbia avuto origine proprio qui. Nella ricerca di una speranza vera, dopo tante promesse di speranze poi rivelatesi finte.





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