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Dall'alto di una una fredda torre

di Luigi Ercolani


“Onora tuo padre e tua madre”, il quarto comandamento contenuto nel libro dell'Esodo (20,12) viene sempre citato a metà, e così facendo anche il suo significato risulta anch'esso troncato. Limitarsi alla prima parte della formula, infatti, evoca solo una vaga valorizzazione delle figure genitoriali, percepita per lo più come un assioma anche qualora le condizioni del rapporto lo rendano complicato, quando addirittura proprio non lo impediscano.

L'espressione completa sarebbe in realtà “Onora tuo padre e tua madre perché si prolunghino i giorni nel paese che ti dà il Signore”. Il significato, in apparenza intatto, in realtà cambia di molto la prospettiva.

Mentre la sola prima parte risulta infatti uno sguardo che è unicamente rivolto al passato, ed estrapolato rispetto al contesto sociale, la seconda rifinisce nel dettaglio quello che è il motivo per il quale è bene onorare chi ci ha preceduto (dunque “padre” e “madre” in senso lato). Ovvero che il fare memoria dell'ambito dove si viene, rendere un tributo alle proprie radici, è un processo necessario per sapere dove si va, per non perdere la bussola, e per mantenere salda la propria comunità di riferimento, che sia la famiglia o che sia la società.

Fino a qui, la parte teorica, legata ai principi immutabili. Come si fa, però, ad onorare concretamente il padre e la madre nel momento in cui bisogna decidere chi tra i due può essere salvato?

La domanda, nel film Dall'alto di una fredda torre, sorge spontanea. Ed a porsela non è solo lo spettatore durante la visione, ma anche i protagonisti Antonio ed Elena nel corso degli eventi narrati.

La drammaticità di tale dilemma non trova mai uno scioglimento, anzi, ogni volta che sembra di essere arrivati ad una soluzione accettabile, pur se chiaramente sofferta, in realtà poi tutto viene rimesso in gioco attraverso la valutazione di nuovi elementi. Una dinamica che per certi versi ricorda molto il mito dell'Antica Grecia relativo al supplizio di Sisifo, che dopo aver offeso le divinità dell'Olimpo fu obbligato a portare un masso in cima ad un monte, per poi vederlo ogni volta rotolare dov'era prima.

È tuttavia comprensibile, ed anzi, perfettamente fisiologico, che qualcuno posto di fronte ad una situazione di questo tipo sia combattuto, costretto a continui ripensamenti. La rara malattia genetica che colpisce i genitori di Antonio ed Elena, infatti, diventa uno strumento atto a cogliere l'impossibilità dell'essere umano ad essere simile a Dio.

È infatti connotato peculiare di quest'ultimo la facoltà di decidere della vita e della morte di ciascun essere umano, il quale, posto di fronte alla medesima scelta, si trova invece in ambasce, disponendo di strumenti limitati per dirimere una volta per tutte la questione. Come ulteriore strumento di pressione si aggiunge inoltre la medicina, che invita ad impegnarsi per salvare sempre almeno una vita qualora sia possibile.

Non si tratta tuttavia di un conflitto tra scienza e fede, peraltro molto più artefatto di quanto non sia in realtà, in quanto dal film emerge infatti come entrambe concorrano a definire l'essere umano tanto nella sua dimensione individuale quanto in quella relazionale. Non essendo possibile in questo senso una risposta definitiva, Dall'alto di una fredda torre opera la scelta di lanciare allo spettatore degli input, affinché sia il singolo individuo a trovare la propria attraverso il discernimento individuale.

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