Jurassic World-La rinascita
- 12 ore fa
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di Luigi Ercolani

Jurassic Park, anche nella sua versione più moderna di Jurassic World, è il manuale perfetto del franchise mediale puro. Ciò che una volta era regola sta diventando eccezione, visto che molti mondi di finzione si stanno sposando verso il modello del cosiddetto “ecosistema narrativo”.
Potrebbe sembrare una differenza tecnica minimale, buona solo per gli addetti ai lavori, ma non lo è. Perché dove l'ecosistema narrativo punta sulla quantità, il franchise mediale punta sulla coerenza.
Nel primo caso, infatti, la trama si sposta tra diversi media, che devono essere visti insieme perché la trama risulti comprensibile. Il franchise mediale, invece, pur avendo una trama lineare può essere fruito anche singolarmente senza particolari scossoni.
Dove gli ecosistemi narrativi necessitano di una Bibbia, ovvero un corpus che rechi con sé storie e personaggi, i franchise mediali vivono invece di concept. Nel caso di Jurassic Park, quello di dinosauri viventi che, ove disturbati, mangiano persone.
A livello conscio o inconscio, il pubblico della saga partita dai romanzi di Michael Crichton cerca questo. Non la complessità psicologica o il passato dei personaggi, ma la ferocia della nuova bestia partorita dall'ingegneria genetica.
E qui entriamo a piedi uniti, come si suol dire, in quello che è sempre stato il filo conduttore del franchise in questione. Ovvero la tematica dell'uomo che vuole farsi Dio.
Jurassic Park potrebbe essere letto, infatti, come una trentennale critica sociale al fatto che la crescita delle possibilità scientifiche non è andata di pari passo con lo sviluppo dell'energia morale. Causando danni inimmaginabili.
Una certa mentalità tecnica condita da abbondanti doti di scientismo, infatti, ha confinato la morale nell'ambito soggettivo. Tale concezione è stata saturata al punto che si è creato uno squilibrio ad oggi ben lontano dall'essere compensato.
Ma la dignità e la libertà, che sono fondamenti intrinsechi dell'essere umano, non possono che venire dalla forza morale. Laddove essa manchi o non sia sufficiente, il potere raggiunto si trasformerà sempre più in potere di distruzione.
Jurassic World-La rinascita porta all'apice questo concetto. E lo fa in quanto basato, come i predecessori, sulla lotta per la sopravvivenza in un clima ostile creato dal già menzionato scientismo, che ha spinto al massimo la propria brama, creando dinosauri sempre più grossi e feroci.
La formula con cui vengono costruiti i personaggi è quella classica del franchise. Accanto a diversi astanti dall'etica fosca e interessati solo al guadagno, ce ne sono infatti alcuni che brillano per il proprio rigore morale.
La novità, rispetto al passato, riguarda invece il fine che spinge i protagonisti all'azione. Ovvero la possibilità di trovare, attraverso studi effettuati sulle caratteristiche biologiche dei dinosauri, la cura definitiva per particolari malattie.
Un fine che però non è unitario, ma duale. Accanto alla convinzione morale di chi ritiene che tali scoperte debbano essere messe incondizionatamente a disposizione del genere umano, c'è infatti chi vorrebbe invece ricavarci sopra una ingente rendita.
Pur muovendosi nel solco della tradizione, Jurassic World-La rinascita cerca quindi di apporre alla saga una propria originalità rifacendosi a temi di attualità. E irrorando in questo modo, con risorse nuove, un franchise divenuto ormai un classico.



