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Oppenheimer

di Luigi Ercolani


L'impressione, guardando i film di Nolan, è che la percezione dell'irreversibilità dell'esistenza, e dunque la consapevolezza della morte, venga intrappolata in strutture temporali dalle forme reversibili, parallele o circolari, in grado di annullarne il contenuto lineare e terminale. (…) In Nolan la storia – ovvero la fabula, il progredire cronologico della diegesi che riflette nella finzione le costrizioni della realtà – diventa necessariamente racconto, ovvero intreccio, plot, rielaborazione del dettato narrativo”.

Così scriveva il documentarista e docente di cinema Massimo Zanichelli nell'introduzione del suo saggio Christopher Nolan: Il tempo, la maschera, il labirinto, pubblicato per la prima volta nel 2015 per Bietti e rieditato nel 2018 in versione economica, con l'aggiornamento su Dunkirk. Un'analisi certamente accurata, che trova ulteriore riscontro tanto in Tenet quanto nell'ultimo lungometraggio, Oppenheimer.

Anche in questo caso il regista angloamericano opera una costruzione narrativa non lineare: si comincia in avanti per poi tornare indietro, alternando, lungo le tre ore del film, le vicende attuali con i passaggi precedenti. Cause e conseguenze non seguono una linea retta, ma anzi, allo spettatore sono mostrate sfalsate, in modo che egli possa accorgersi immediatamente e senza fraintendimenti di come le prime abbiano portato alle seconde, senza perdersi nella successione progressiva degli eventi.

Il piano cronologico spezzettato, tuttavia, non è solo quello del protagonista Robert Oppenheimer. A controbilanciare la figura del geniale ma autoreferenziale fisico, infatti, c'è quella del politico Lewis Strauss, personaggio che, in maniera in fondo coerente con il suo ruolo istituzionale, si dimostra sin dall'inizio ambiguo, pronto a blandire o a osteggiare il protagonista a seconda della convenienza del momento.

Questo doppio binario su cui si sviluppa la storia permette altresì di prendere coscienza di come la realizzazione dell'arma di distruzione di massa per eccellenza non sia stato un atto di responsabilità individuale imputabile unicamente allo scienziato, che pure viene definito “nuovo Prometeo” con un'accezione che, man mano che la narrazione procede, assume sempre un'accezione decisamente negativa. Nolan, infatti, utilizza il doppio punto di vista di Oppenheimer e Strauss per mettere in luce come, dietro l'ossessione per la costruzione di una tale arma, ci siano tanti volti e interessi differenti, tutti ugualmente responsabili della cancellazione di migliaia di vite umane a Hiroshima e Nagasaki.

Appare dunque chiaro che ci siano responsabilità tanto dello scienziato che non ferma il proprio studio, quanto quella del politico a cui interessa mostrare al mondo la potenza militare degli Stati Uniti. Pur così diverse, ad accomunare queste due figure è di fatto la loro incapacità di fermarsi di fronte a ciò che sarebbe moralmente giusto fare, lasciando invece prevalere la volontà di perseguire un vantaggio personale.

In un crescendo rossiniano di tensione, a mano a mano che ci si avvicina ad ultimare l'arma in questione tanto i personaggi quanto lo spettatore prendono coscienza di quanto la realizzazione e l'utilizzo di questa bomba abbiano cambiato l'umanità per sempre. È l'attestazione di un fatto storico, ma ancora di più un monito per l'umanità, affinché la ricerca scientifica finalizzata alla costruzione di artiglieria non si lasci prendere dalla mania, finendo per diventare la causa ultima dell'estinzione collettiva dell'umanità.


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