PADRE, FIGLIA, E IL MONDO DISUMANO RETTO DAL MERCATO



di Maria C. Fogliaro

Per sfuggire a un’esistenza triste e solitaria, Winfred Conradi (Peter Simonischek), il corpulento e anziano insegnante di musica tedesco di Vi presento Toni Erdmann (Toni Erdmann, Germania, Austria, 2016, 162’), si inventa travestimenti bizzarri e dà vita a situazioni grottesche che sconcertano, ma quasi mai divertono, chi lo conosce o chi in lui fortuitamente si imbatte.

Alla morte dell’amato vecchio cane, sua unica vera compagnia dopo il divorzio dalla moglie, Winfred decide di fare una sorpresa alla figlia Ines (Sandra Hüller) in occasione del suo compleanno. E piomba a Bucarest, dove la donna lavora come consulente esperta in outsourcing (ovvero in abbattimento dei costi, delocalizzazioni e tagli del personale) per una compagnia petrolifera, in attesa di una promozione e di una sede di lavoro migliore.

L’arrivo improvviso del padre dai modi strambi, alla vigilia della chiusura di un importante progetto di riconversione, è però salutato con freddezza da Ines, la quale sta cercando di entrare nel ruolo della spregiudicata donna in carriera ed è preoccupata che gli scherzi fuori luogo del genitore possano nuocere alla sua professione, a cui si dedica anima e corpo senza coltivare altri interessi.

Ma quando, dopo un weekend lunghissimo, la donna pensa di essersi finalmente liberata dell’ingombrante Winfred, questi – armato di finti denti sporgenti e di una parrucca posticcia − irrompe nuovamente nella sua vita indossando i panni di Toni Erdmann, un bizzarro e strampalato tedesco che, a seconda delle circostanze, si presenta ai suoi interlocutori come uomo d’affari di successo, consulente e coach aziendale, o persino ambasciatore tedesco in Romania.

Un senso di profonda mestizia attraversa dall’inizio alla fine il film scritto e diretto da Maren Ade, e retto dalla bravura recitativa degli attori. Incentrato sul rapporto complicato tra un padre e sua figlia, Toni Erdmann è una commedia amara che in realtà ci dice molto della società che abitiamo. Prendendo spunto da una Romania vittima della globalizzazione neoliberista, il film sviluppa un racconto il cui senso non ha confini geografici. Imprenditori, amministratori delegati in compagnia di mogli sempre più giovani e avvenenti, manager rampanti, stagisti e uomini d’affari di ogni tipo: tutti sanno che questo è il loro momento, e che devono essere pronti a tutto per vivere da protagonisti in un mondo dove a vincere sono il denaro e la forza delle relazioni.

Un mondo del quale Winfred/Toni si serve, invece, come di un palcoscenico per manifestare tutto il proprio disappunto verso un’organizzazione sociale e un sistema economico che non sono più fatti per l’uomo. «Ma sei un essere umano?» − chiede, infatti, Winfred alla figlia, nel tentativo di liberarla, con i suoi scherzi balzani, dalla ossessione della carriera, che, come un gioco perverso, cinico e retorico, sembra avviata a uccidere quanto di umano c’è ancora nell’uomo.



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