QUANDO LA FAMIGLIA DIVENTA UN BUCO NERO



di Maria C. Fogliaro

Due fratelli, Paul (un bravissimo Steve Coogan) e Stan Lohman (Richard Gere), e le loro rispettive mogli, Claire (Laura Linney) e Katelyn (Rebecca Hall); una cena in un lussuoso ristorante; e un’orrenda «faccenda di famiglia»: sono questi gli ingredienti principali di The Dinner (USA, 2017, 120’), «La cena» nella quale - nel tempo densissimo racchiuso fra l’aperitivo e il dessert - si consuma il dramma di due famiglie dell’upper e della middle class americana.

Paul è sposato da moltissimi anni con Claire e insegna storia in una scuola pubblica. È irrequieto, con gravi problemi psicologici, e in continuo dialogo con gli spettri del proprio passato. Al contrario, Stan - al suo secondo matrimonio - è un affascinante, affermato e ambizioso politico progressista. Al momento, è in piena campagna elettorale e impegnato a far approvare dal Congresso un provvedimento sulle malattie mentali - il Mental Health Parity Act -. Non hanno molto in comune i due fratelli. Anzi, Paul disprezza apertamente Stan e sua moglie, che è solito apostrofare «Scimmie!». Ma un fatto agghiacciante che vede coinvolti i figli adolescenti delle due coppie li costringe a incontrarsi per trovare insieme una soluzione. L’appuntamento a cena sarà l’occasione per sviscerare vecchi rancori, e far emergere tutta l’ipocrisia che spesso si annida fra le élites (progressiste o conservatrici che siano).

Ispirato all’omonimo romanzo dello scrittore olandese Herman Koch, l’ultimo film scritto e diretto da Oren Moverman, con la colonna sonora di Elijah Brueggemann e la bella fotografia di Bobby Bukowski, ci conduce - attraverso i movimenti della macchina da presa all’interno del ristorante, alternati alle sequenze dei numerosi flashback che fanno luce sul passato dei protagonisti - a esplorare quella che è la condizione odierna di molti legami familiari, potenzialmente nocivi per una evoluzione sana dell’individuo e dell’intera collettività.

È un film che solleva problemi e suscita domande The Dinner. Un’opera che - ponendo al centro il deserto morale in cui spesso annega oggi la famiglia, un vero e proprio buco nero incapace di responsabilizzare i figli - va direttamente al cuore dell’involuzione delle società ricche e avanzate dell’Occidente, incentrate sulla competizione sfrenata, sul guadagno e sul successo ad ogni costo. Società ridotte a brandelli e prive di ethos, incapaci di immaginare un futuro diverso dal presente. Forse perché come il regista e sceneggiatore fa dire a Paul - da sempre ossessionato dalla battaglia di Gettysburg (1863) - «la storia è finita, tutto accade in questo preciso istante». Tutto, insomma, ridotto a un attimo nel quale nessuno si salva. Non c'è una prospettiva di progresso, un orizzonte di evoluzione: appunto come nell'attimo autodistruttivo di un black hole.

La legge di fondo del neoliberismo - che non c'è alternativa - esplode qui in tutto il suo implicito nichilismo. La famiglia è l'inferno in cui si concentra e si manifesta la disumanità di un presente che le élites progressiste credono di dominare e di guidare, e di cui invece subiscono passivamente le disperate contraddizioni.



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