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STELLASTREGA A KINODROMO


di Lorenzo Meloni

Di recente si è assistito in Italia al moltiplicarsi di progetti legati dall'ambizione di resuscitare il nostro cinema di genere, scuola del mondo fra gli anni '60 e gli '80 con artisti popolari a livello planetario come Sergio Leone e Dario Argento, capace nello stesso periodo di alimentare l'industria italiana e di fare del paese una miniera di maestranze, artigianato, innovazioni narrative.

C'è chi da indipendente cerca una via italiana al superhero movie e a sorpresa sbanca, il Gabriele Mainetti di Lo chiamavano Jeeg Robot; c'è chi – come i Grassadonia e Piazza di Sicilian Ghost Story – tenta di ibridare genere e impegno nel solco degli anni '70 trattando il noir mafioso come terra del fantastico, più o meno quel che fa Guillermo Del Toro col franchismo in La spina del diavolo e Il labirinto del fauno. C'è Matteo Garrone con la fiaba partenopea di Il racconto dei racconti, c'è con un Basile molto diverso il team dei realizzatori di Gatta Cenerentola.

Scorrendo questi titoli non ne troviamo quasi nessuno che possa o voglia prescindere dal vero baluardo del genere italiano: l'horror. Si tratti di Argento (il più celebre ed esportato) Deodato (monsieur cannibal e inventore del found-footage) Fulci (l'iconoclasta capace di insegnare sangue e paradosso a Quentin Tarantino) o Mario Bava (padre dell'intero filone e uno dei maggiori innovatori della storia del cinema in genere) la ruota impazzita della creatività di quegli anni sta tornando dopo un lungo buio ad essere punto di riferimento.

La scena indipendente raccoglie la sfida. L'estate scorsa Daniele Misischia ha omaggiato gli Zombie di Romero e Fulci e la “romanità” del nostro horror con il più coraggioso che riuscito The End? L'inferno fuori. Ora tocca a Federico Sfascia con Stellastrega, presentato da Kinodromo al cinema Europa in un'atmosfera di passione ed allegria che rimette al mondo.

Subito prima i400 Calci hanno presentato la loro imperdibile ed esilarante Guida da combattimento al cinema di Sylvester Stallone, e in apertura si è visto il corto dei Licaoni Twinky Doo's Magic World dalle sorprendenti atmosfere carpenteriane, graziato dal gusto e dal ritmo dei dialoghi che non rinnegano il dialettalismo con un effetto di grande grinta e naturalezza. Non resta che sperare che il lungometraggio paventato dai ragazzi veda presto la luce.

Quanto a Stellastrega va detto che più che di un inedito si tratta di una director's cut. Anche per via di screzi con la produzione Sfascia era insoddisfatto del suo Alienween. Interamente rimontato (da lui) e ribattezzato col nuovo (e migliore titolo), si rivela una follia geniale per lo humour, l'estro capace di redimere l'assenza di un buon budget con trovate da urlo praticamente in ogni comparto (dagli effetti visivi e sonori al montaggio, dalla direzione d'attori alla fotografia, dal sistema di inquadrature alla colonna sonora) e una schizofrenia fra delirio splatter e melodramma spinto che viene direttamente dall'atrio hongkonghese del cuore del regista. Buttateci Peter Jackson (il primo, quello di Bad Taste) Sam Raimi de La casa, Halloween, Zombi 2 di Fulci, anime giapponesi, commedia a tutto andare e il vostro filmato della comunione. Iniziate a farvi un'idea?

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