Yesterday


di Lorenzo Meloni


Fra i film degli ultimi anni (mesi?) dedicati a grandi icone del pop britannico, Yesterday si distingue senz'altro per avere l'idea di fondo più forte e il maggior quoziente di talento fra i suoi realizzatori. Danny Boyle e Richard Curtis (rispettivamente - fra i tanti - regista di Trainspotting e sceneggiatore di Quattro matrimoni e un funerale) sono autentiche eminenze del cinema inglese degli ultimi trent'anni, mentre il soggetto di Jack Barth - il mondo intero si dimentica di punto in bianco dei Beatles, eccetto un cantautore spiantato che sul loro repertorio costruisce una carriera miliardaria - è deliberato e potente come nelle più grandi commedie. All'uscita dalla proiezione però ci siamo trovati a pensare di non aver visto molto più di quanto non fosse già contenuto in quel trailer pazzesco, che avevamo guardato e riguardato.Yesterday, malgrado diverta e scorra bene per quasi due ore, è un film sorprendentemente "povero", uno in cui decine di spunti di riflessione sulla spregiudicatezza dell'industria musicale, l'inconscio collettivo che eleva a mito e dimentica, l'"etica del ladro di idee", l'eterna lotta fra amore e successo, fanno capolino per un attimo senza trovar seguito.

Curtis soprattutto - che come suo solito (da Quattro matrimoni a Notting Hill) azzecca infallibilmente il protagonista, il nucleo romantico centrale e una compagnia di amici buffi e sfigati - non sembra in grado, o forse intenzionato, a sfruttare fino in fondo la forza emblematica del suo Jack Malik (un bravissimo Himesh Patel), rifiutandosi, come spesso nella seconda parte sempre più nazional-popolare della sua carriera, di destabilizzare lo spettatore mettendo il suo personaggio in qualcosa di più che una crisi "di facciata", e sprecando così più di un'occasione d'oro per scavare a fondo. In una scena tipicamente curtisiana ad esempio, il povero Jack cerca di far ascoltare ai suoi genitori la canzone che ha "scritto", Let It Be, venendo interrotto o ignorato in modi sempre più imbarazzanti. Oltre ad essere un monumento al talento dello sceneggiatore per la comicità indoor, la sequenza introduce in modo eccezionale - perchè non didascalico nel suo palpabile dolore - due temi come la precaria sopravvivenza di classici che ci piacerebbe definire immortali, e quello (frustrante ma in fondo consolatorio) per cui essere Paul McCartney o Vincent Van Gogh non assicura affatto il successo. Ma ci dovremo accontentare di cinque minuti di grande cinema, perchè subito il film passerà a sfiorare altri spunti intriganti.

La programmatica superficialità del Curtis seconda maniera traeva la sua efficacia (naïf o universale che dir si voglia) dalla natura corale di racconti come Il diario di Bridget Jones o Love Actually: in quest'ultimo ad esempio, non diverso da Yesterday per come vuole affrontare mille diramazioni di un tema tanto inesauribile, l'amore nelle sue declinazioni era semplicemente agito, esemplificato dalle sue coppie in crisi, consentendogli una rapidità e un'immediatezza che qui invece mancano perchè il film (eccetto i due protagonisti) sembra assolutamente vuoto, spoglio, solo, nessuno in vista, il che rende ancor più fastidiosa la continua presenza della faccia imbambolata di Ed Sheeran in quello che nel trailer sembrava un cameo e invece è un ruolo a tutto tondo, oltre che il più disgustoso autospot degli ultimi anni (canta perfino una sua canzone! In gara con "The Long And Winding Road!!!!!) su cui forse in un racconto corale sarebbe stato meno difficile chiudere un occhio.

Se come ha scritto Emanuele Rauco "Yesterday è un’operazione di marketing musicale alla stregua di Bohemian Rhapsody o Rocketman (...) volta a esaltare e a rigenerare per le nuove generazioni la grandezza dei Beatles, in modo anodino e quasi santificato", in realtà anche in questo - esemplificato da una scena assolutamente totemica in cui altri "custodi della memoria" (come avrebbe reagito Lennon a sentirsi trattare alla stregua del fuoco eterno di Zoroastro?) chiedono a Jack di continuare sulla sua strada perchè la musica dei Beatles non vada persa, al film manca il coraggio di un'ambiguità etica perseguita fino in fondo, con un finale di autentico anticlimax in cui - senza rivelare troppo - la "redenzione" di Jack e la sua reverenza hanno il sapore di una vigliacca leccata di piedi ai fan della band, e soprattutto, se il film non si chiudesse furbescamente proprio qui, nel mondo del film significherebbero probabilmente la totale e definitiva distruzione del ricordo che vuole difendere. In tutto Yesterday, forse, solo quell'agrodolce cameo in riva al mare colpisce al cuore come dovrebbe, perchè gli basta un'inquadratura per farci vibrare di commozione al cospetto del Mito, del Passato e del Caso..

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