Il nibbio
- 26 apr
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Luigi Ercolani

È uscito nel 2025. Vent'anni esatti dopo gli eventi che narra, ovvero il rapimento in Iraq della giornalista Giuliana Sgrena, la trattativa per il suo rilascio e la tragica morte del generale Nicola Calipari per mano dei soldati statunitensi ad un posto di blocco vicino all'aeroporto di Baghdad.
Il recente rinfocolare della situazione in Medio Oriente, con il conflitto che vede USA ed Israele da una parte e l'Iran dall'altra, rende tuttavia Il nibbio un film che anche nel 2026 assume una sua attualità.
Anzitutto va però espresso un giudizio di valore: il lungometraggio è di assoluta qualità. Storia, interpretazione degli attori, fotografia e ambientazioni concorrono tutte a comporre un quadro intrigante, coinvolgente.
Come abbiamo scritto in diverse occasioni, il cinema italiano è lontano anni luce dall'immagine superficiale che se ne vuole dare. Anzi, che esso stesso spesso contribuisce a darsi, insistendo eccessivamente e senza ragione su una determinata tipologia di film.
Spesso, infatti, la produzione nostrana si appiattisce sulle commedie con volti provenienti dal mondo televisivo. Quasi sempre remake di film stranieri, ma rifatti dozzinalmente per risparmiare su sceneggiatura e recitazione.
Il nibbio è uno dei tanti esempi di filmografia italiana realizzata invece in maniera ragionata, strutturata e composita. Con il preciso intento di raccontare una storia, e solo quello.
Come accennato, si tratta di una pellicola che, ancorché celebrativa di un anniversario, con il deflagrare della guerra in Iran assume i contorni dell'attualità. Certi eventi tendono a ripetersi, e con essi l'opinione pubblica tende suo malgrado a famigliarizzare.
Sciiti e sunniti, radicalismo islamico, regime, attentati, emergenza umanitaria, reporter di guerra, manifestazioni popolari, pacifismo. Questi sono solo alcuni degli elementi con cui abbiamo convissuto, che sono tornati di recente a bussare alla nostra porta.
Prima in maniera più tangenziale, con la questione del conflitto Israele-Palestina e il dramma di Gaza. Che ha portato sì ad una mobilitazione di massa, ma trattandosi pur sempre di una questione che non toccava direttamente il cosiddetto Occidente.
L'inizio delle ostilità alla fine di febbraio del 2026 ha invece riportato di peso la questione al centro del dibattito negli Stati Uniti e in quelli che questi ultimi chiamano alleati. Ma che sono in realtà, de facto, satelliti.
Ecco quindi che, come riportato in precedenza, torniamo a toccare con mano termini e situazioni che avevamo riposto in un cassetto quando le emergenze erano diventate altre. Ma che in realtà non si sono mai assopiti del tutto.
In tal senso, Il nibbio appare quindi un'opera assai necessaria. E paradossalmente lo è ancora di più oggi di quanto non lo fosse quando è uscita sugli schermi italiani.
Perché il Nicola Calipari magistralmente portato in scena da Claudio Santamaria non è solo un personaggio storico. Esso diventa infatti, piuttosto, una rappresentazione di tutti i Nicola Calipari in ogni angolo del globo, quelli di ieri e quelli di oggi.
Persone impegnate per la pace, capaci di trattare con chi ha il coltello dalla parte del manico mantenendo però dei punti fermi. Persone che sanno essere creative nelle controproposte quando le richieste sono troppo alte, ma che allo stesso tempo sanno quando porre condizioni accettabili.
E persone, soprattutto, che conoscono le situazioni e sanno agire per vie traverse quando sono consce che tra le parti in causa c'è anche chi ha il grilletto facile. E che sanno fare da scudo, quando si tratta di proteggere una vita.



